disegnare con... STEFANO RATTI
Abstract
Professore Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna e co-fondatore di Graphic Medicine Italia, Stefano Ratti ci apre le porte su un ambito innovativo e di rilevanza significativa per il settore della rappresentazione: la Graphic Medicine, disciplina che esplora la potente convergenza tra fumetto, salute e l’esperienza della cura.
Ratti ha personalmente unito la sua passione per l’arte e il fumetto con la medicina e nel 2022 ha dato vita all’associazione culturale, nata da un approccio fortemente interdisciplinare che coinvolge medici, sociologi e artisti.
L’associazione ha come missione principale la promozione, la ricerca e la divulgazione dell’uso del fumetto in ambito sanitario. I suoi primi passi, in dialogo continuo con i riferimenti internazionali della disciplina, hanno portato alla realizzazione di seminari universitari e alla creazione di progetti editoriali di peso, tutti basati su un rigoroso processo di validazione scientifica e sulla collaborazione tra diverse professionalità.
La Graphic Medicine non è semplicemente un modo diverso di raccontare una storia medica, ma un vero e proprio strumento metodologico che interviene sull’accessibilità e sull’etica della comunicazione. Il cuore concettuale della Graphic Medicine risiede nella sua capacità di utilizzare il doppio canale espressivo — parole e immagini — per rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile nell’esperienza di malattia.
Il fumetto funge da vero e proprio ponte per creare uno spazio di dialogo accessibile che non rinuncia alla complessità del vissuto.
Un aspetto fondamentale in questo processo è l’equilibrio costante tra accuratezza medico-scientifica e forza narrativa, dove la voce del paziente viene mantenuta al centro, affiancata dalla correttezza etica e informativa. Questo equilibrio non è solo questione di testi, ma si riflette anche nell’elemento artistico: il tratto, il colore e l’impaginazione non sono solo scelte estetiche, ma veri e propri codici narrativi che regolano l’impatto emotivo e la chiarezza delle informazioni. La forma, quindi, diventa parte integrante del messaggio scientifico stesso.
Guardando al futuro, la disciplina si sta espandendo oltre l’ambito clinico e didattico, trovando applicazione nella salute pubblica, nelle campagne di prevenzione e nella ricerca, con l’animazione che si profila come una possibile evoluzione per ampliare ulteriormente i pubblici. Si auspica che attraverso una costante contaminazione tra linguaggi e un lavoro corale, come sottolineato dal prof. Ratti, la Graphic Medicine possa crescere in Italia non solo come filone culturale, ma come una pratica di cura pienamente integrata nella formazione e nella comunicazione sanitaria.
DOI: https://doi.org/10.20365/disegnarecon.35.2025.dw
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Copyright (c) 2025 Alexandra Fusinetti
DISEGNARECON
ISSN 1828 5961
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